in rossonero italiano. Giusto specificare italiano perchè il rosso e il nero sono da sempre i colori di Lucas che non ha vestito nulla di diverso nella sua carriera di club: Flamengo e Milan.
Sembra ieri che Paquetà atterrava a Milano, già sposato con la sua Duda come fu per un altro brasiliano dall'aspetto un po' da sfigatello passato per Malpensa e che poi ha fatto sognare tutto San Siro a più riprese con la 22 sulle spalle. Sarà anche per quello, oltre al fatto che a scegliere e garantire per Paquetà è Leonardo, che i paragoni con Kakà si sprecano, in maniera azzardata e decisamente incauta. Lucas non è Ricky, probabilmente non lo sarà mai, non aveva quella corsa a testa alta, elegante, quasi da sfilata di Dolce e Gabbana, Lucas è un giocatore moderno, uno che non tira indietro la gamba mai, uno che forse più che in passerella a farsi ammirare dagli altri, troppo spesso perde tempo davanti allo specchio ad autoammirarsi.Ma l'impatto con il mondo Milan è di quelli importantissimi: Coppa Italia con la Sampdoria, Supercoppa Italiana contro la Juventus e Serie A contro il Genoa. Le prime tre milaniste nel giro di 10 giorni, tutte da titolare, tutte in trasferta.
La classe non manca, te ne accorgi subito da come tocca il pallone, da come lo accarezza con la suola, con il tacco, da come se lo coccola teneramente.
Gattuso non ha remore ad affidargli in centrosinistra del suo centrocampo a fianco a Bakayoko, vuoi l'assenza forzata di Bonaventura, vuoi la mancanza di alternative che potrebbero spingere Calhanoglu a centrocampo, Paquetà entra in campo e non ci esce più. E in anni di pochezza tecnica e di giocate, la bicicleta con cui supera Bessa, mettendo in difficoltà Conti, nonostante l'inutilità tattica fa venire gli occhi a cuore ai tifosi. Io non faccio differenza e sono il primo ad esaltarsi alle sue giocate.
Continua a farle per tutto il girone di ritorno, dove qualche strigliata da Gattuso arriva, ma in maniera assolutamente soft.Certo, chi si immaginava di avere in casa il nuovo Kakà è rimasto da subito parecchio scottato, un gol e un assist nel suo primo approccio al calcio italiano sono un bottino modesto per quello che doveva essere il giocatore che rivoltava il Milan come un calzino. Ma tutto sommato sono numeri che puoi "perdonare" ad un ragazzo di 22 anni che ha fatto una stagione lunga 13 mesi senza mai fermarsi tra Flamengo e Milan. E glielo perdoni perchè è una piccola luce tecnica in quella che è un'ottima espressione dell'organizzazione difensiva, ma mediocre offensivamente.
E così il cambio di allenatore, il passaggio ad un mister che predica calcio più offensivo, unito alla gioia per il primo trofeo alzato con il Brasile (Copa America 2019, seppur da super comprimario), fa sperare nel salto di qualità, nella possibilità che questo ragazzo possa elevare il suo gioco ad un livello superiore. Invece paradossalmente Giampaolo è la pietra tombale del 2019 di Paquetà, lo schiera ancora mezz'ala, il suo ruolo, ma chiedendogli più lavoro di interdizione, avendo il Milan perso un frangiflutti come Bakayoko in mezzo al campo. E qui esce l'immaturità di Lucas, quel suo istinto unicamente brasiliano. "Deve imparare ad essere meno brasiliano" le parole di Giampaolo, "fiero di essere brasiliano" la risposta di Paquetà via Instagram.
Non ha torto Giampaolo questa volta, Lucas non ha il passo e i movimenti per essere il trequartista che l'allenatore di Bellinzona vuole, se vuole giocare deve farlo da mezz'ala, lasciando perdere per una volta i bei tessuti e i pizzi a favore di una bella coperta di lana della nonna. Talvolta è meglio concentrarsi su quello che serve piuttosto che su quello che ci piace ed ha più stile.
Non capisce, o fa finta di non capire, Paquetà, che scivola così in basso nelle gerarchie. E la situazione non cambia con l'esonero di Giampaolo e l'arrivo di Pioli.
Pioli ha sempre speso parole buone per il brasiliano, ma poi nei fatti gli preferisce sempre Jack Bonaventura, che dimostra sul campo di essere più pronto e più incisivo di Lucas nonostante il lungo infortunio.
E così in un anno Paquetà è passato da essere titolare inamovibile ad alternativa di Bonaventura a centrocampo, troppo spesso triste in panchina, chiamato ad entrare nell'ultima mezz'ora del secondo tempo. Il futuro è nebuloso, lui è meno felice di un anno fa e le sirene del suo mentore Leonardo da Parigi si fanno sempre più insistenti, il Milan ragiona sul suo precoce addio in caso di offerta importante.
Ora il futuro rossonero di Paquetà è in mano solo e soltanto a lui, rimboccarsi le maniche diventare un po' più europeo e badare al sodo per riprendersi il posto che gli appartiene oppure lasciare Milano dopo un solo anno senza grandi rimpianti, se non quello del chissà cosa sarebbe potuto essere con un'altra testa, un po' quello che si chiedono in tanti in rossonero anche su Andrè Silva.Le qualità tecniche sono da brasiliano e quelle non le perderà mai, la voglia di essere più europeo dovrà venirgli in rossonero come a Parigi, ma la speranza del sottoscritto è che con un po' di amor proprio e di orgoglio non molli tutto da incompiuto e provi a rilanciarsi in un Milan che guarda anche a lui per il suo futuro.
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