La NBA è alle porte, ai nastri di partenza si presenta una stagione che si preannuncia tra le più belle degli ultimi anni. A Ovest i Golden State chiamati a confermarsi, gli Spurs rinnovati con l'arrivo di Aldridge, i Clippers che hanno confermato Jordan e aggiunto Pierce e Stephenson nel roster e i Thunder con il ritorno di Durant. A Est LeBron e i Cavaliers alla ricerca della rivincita, i nuovi Bulls di Hoiberg, gli Hawks versione 2.0 e i sempreverdi Heat di Wade e Bosh.
Saranno loro a contendersi l'anello? Ci può essere spazio, secondo te, per qualche sorpresa?
Personalmente non credo. Sono dell’idea che per vincere quattro serie al meglio delle 7 sia troppo importante la qualità degli interpreti, specialmente dei primi 5/6 che sono poi quelli che giocano e ruotano nei momenti in cui si decidono le partite. Quindi non penso che si uscirà dal novero delle squadre più quotate: ad est l’unica con il potenziale per vincere il titolo è Cleveland, ad ovest quelli con più chance sono i Warriors (mia personale favorita per ripetersi) seguiti subito dietro da Spurs, Thunder, Clippers e forse anche i Rockets. Di sorprese ce ne potranno essere, forse soprattutto ad Est dove dietro ai Cavaliers c’è molto spazio per bagarre e colpi di scena, ma difficilmente si uscirà dal lotto delle sei squadre citate prima.
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| Aldridge in maglia Spurs/Twitter |
Assolutamente sì. Un all-star solidissimo, giocatore che nelle ultime due stagioni ha chiuso a oltre 23+10 di media, si aggiunge ad un telaio collaudato e già forte di suo dove ha tutto per potersi integrare bene, essendo un giocatore intelligente, non particolarmente egoista e con un’ottima tecnica. E’ un’aggiunta che farà doppiamente il bene degli Spurs, perché oltre a dotarli di uno dei lunghi più solidi ed efficaci della Lega gli permetterà di risparmiare di più Duncan e di averlo più fresco nei momenti in cui conterà.
Cosa pensi, invece, del triangolo Clippers-Jordan-Mavericks? E' il regolamento da cambiare o il comportamento degli angelini e del centro è stato scorretto?
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| La tenda di Griffin nel giardino di Jordan/Twitter |
Ci sono stati diversi cambi di panchina durante la off season. A Chicago, con Hoiberg, e a Oklahoma, con Billy Donovan, hanno seguito le orme di Boston la scorsa stagione, ma con obiettivi completamente diversi rispetto ai Celtics. La scommessa potrà pagare da subito i dividendi o avranno bisogno di un periodo di adattamento?
Spero che sia una mossa che possa pagare soprattutto quella di Chicago, perché ho visto qualche partita di Iowa State nell’ultimo biennio e mi è piaciuto tantissimo sia il gioco che Hoiberg aveva dato alla sua squadra che la gestione all’interno della partita. Billy Donovan è una scelta sicuramente meno coraggiosa e rischiosa di quelle di Hoiberg e Stevens, essendo un allenatore molto più navigato e affermato, con anche due titoli alle spalle. Ciò che mi intriga è che è un coach che ha anche assaggiato il mondo FIBA, avendo guidato gli USA under19 all’oro mondiale di due anni fa, quindi avrà anche qualche idea e qualche influenza culturale in più da portare alla causa, dove troverà subito un ottimo materiale umano da cui partire.
Altro nuovo allenatore è Alvin Gentry a New Orleans. Dalla prima conferenza ha detto di voler trasformare Anthony Davis in una macchina perfetta, allargando il suo range di tiro anche da 3 punti. Durante la preseason ha tirato 7/13 dalla lunga distanza, mostrando già una più che discreta forma fisica. Sarà la stagione della definitiva consacrazione?
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| Anthony Davis è pronto per l'inizio della stagione/ Twitter |
Questa potrebbe essere l'ultima stagione di un mostro sacro come Kobe Bryant, fine corsa senza post season per lui e i suoi Lakers?
Come valuti il ritorno di Metta World Peace, aka Panda's Friend, come mentore di Randle e guida morale dello spogliatoio?
In una situazione come quella dei Lakers un giocatore come Metta può essere utile dal punto di vista caratteriale e dello spogliatoio, anche per cercare di tenere nei binari giocatori che possono sentirsi “da Lakers” senza esserlo caratterialmente o tecnicamente. L’anno scorso l’assenza di Kobe si è sentita più sotto questo punto di vista (chi si ricorda l’intervista con Young, Hill e Lin?) che non sotto quello dell’apporto in campo, dato che difficilmente avrebbe cambiato granchè ai termini della classifica finale. Anche quest’anno i Lakers non faranno i playoffs, Kobe ovviamente rimane uno dei giocatori con più senso della competizione e con più voglia che ci siano nella NBA, però il tempo passa anche per lui e i due lunghi infortuni degli ultimi anni avranno influito parecchio. Se dovesse fare fatica a tornare sugli standard a cui era abituato, come probabilmente potrebbe accadere, allora esiste la chance che decida di fermarsi lì.
Una chiusura sugli italiani. Gigi Datome è tornato in Europa, l'unico a non aver cambiato canottiera è Danilo Gallinari, che arriva da un Europeo giocato su livelli mostruosi e che si è dato come obiettivo quello di provare a riportare i playoff in Nevada a Denver. Missione improba nel super competitivo Ovest?
Sì, credo che Denver non abbia mezza chance di fare i playoffs. Troppa differenza di qualità con le prime 6/7 della Western Conference e troppe possibili rivali più attrezzate per acciuffare l’ultimo posto. Questa sarà una stagione di transizione, in cui proveranno a capire cosa può essere Mudiay a livello NBA e se Danilo è pronto per essere il giocatore cardine di una squadra. Ovviamente speriamo tutti di sì, e il suo straordinario europeo ci dà anche qualche motivo per crederlo. Se rimane sano sarà verosimilmente la migliore stagione della sua carriera, agli ordini di un bravo coach e in un ambiente con poca pressione e poche aspettative.
Belinelli è andato a prendere un contrattone, come da lui stesso ammesso, a Sacramento dove trova Rondo, Cousins e Gay agli ordini di coach Karl, che lo ha paragonato a Pistol Pete Maravich. Accostamento un tantino azzardato forse? Riusciranno ad esprimere un basket di livello o le incomprensioni tra Cousins e Karl prevarranno?
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| Belinelli durante il Media Day/ Twitter |
L'Europeo ci ha ridato un Bargnani in ottima forma. Ha firmato con i Brooklyn Nets al minimo salariale, come valuti la scelta del Mago di non andare in una contender, a favore di un minutaggio sicuramente maggiore?
A me sarebbe piaciuto vederlo con un ruolo minore ma comunque importante in una squadra da playoffs, per capire se è un giocatore che può dare un apporto decisivo anche a livello NBA quando si giocano le partite che contano oppure no. Però la sua scelta è stata probabilmente più saggia di quella che avrei fatto io: va per pochi soldi in una squadra dove può rimettersi in gioco ed essere protagonista per riguadagnare visibilità, credibilità e anche un ultimo contratto importante in carriera. Al momento il suo pedigree NBA non è altissimo, complici anche le dichiarazioni pesanti su di lui da parte di uno che viene vagamente ascoltato come Phil Jackson, però è una scelta coraggiosa: vuol dire che ha fiducia nei suoi mezzi e crede di poter ripartire quasi da zero per riguadagnarsi il livello che crede di meritare.
Volevo ringraziarti per il tempo concessomi e la possibilità di fare questa intervista. Sperando di poterne fare altre nel proseguo della stagione.
Sempre a vostra disposizione, per me è un piacere. Buona NBA a tutti!




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