Mondiale a 48 squadre, gli Europei e la Champions non hanno insegnato nulla

Era già ufficiale da un po' di tempo, oggi sono stati definiti anche i dettagli numerici.
Il Mondiale a 48 squadre (48!) vedrà qualificate 16 europee, 8 asiatiche, 9 africane, 6 sudamericane, 6 nord e centro americane e 1 dell'Oceania, indicativamente la Nuova Zelanda, di diritto. Con la nazionale ospitante, come sempre, qualificata di diritto.
Facendo i conti le nazionali così qualificate sono 46. Le ultime due usciranno da un torneino a sei squadre, una per ogni federazione tranne quella europea (5 in totale) più una nazionale della federazione ospitante, con le due migliori piazzate nel ranking FIFA a fare un turno in meno di questi playoff. Seguendo una formula vicina a quella attuale del Mondiale per Club, con la sola differenza che non si gioca la finale, ma le due "finaliste" volano al mondiale. Complicato soprattutto perchè incomprensibile, ad oggi, capire come verranno scelte le famose 6 ripescate per il playoff finale. Le prime eliminate nelle qualificazioni? Come nel basket chi ha coefficienti più alti e/o paga il bonus più alto alla FIFA? Tante domande, ancora poche risposte, ma al Mondiale del Qatar mancano 5 anni e ancora 3 prima che ricomincino le qualificazioni a quella Coppa.
Ci sarebbe poi ancora la non chiarissima organizzazione dei gironcini a 3 del Mondiale. Si qualifica solo la prima? Le prime due? Come evitare gli eventuali biscottoni della terza partita?
Incognite normali quando si modificano le strutture di competizioni ben rodate (dal Mondiale di Francia 1998 la struttura è la stessa).

Citando una commedia di Giuseppe Giacosa, poi diventata detto, "chi lascia la via vecchia per la nuova, sa quel che lascia e non sa quel che trova". E la via vecchia è una competizione che, tutto sommato funziona, con picchi di grande competitività e, al contrario, partite conclusive dei gironi di un livello particolarmente basso, sia per una questione di qualità che di stimoli, in caso di squadre già eliminate. E', ovviamente, una struttura migliorabile. Ma onestamente non credo lo sia allargando l'offerta a più nazionali.
E gli esempi non riuscitissimi di tentativi di democratizzare competizioni come Champions League ed Europei, dovrebbero essere un piccolo allarme di come, non sempre, dare possibilità a realtà piccole o piccolissime faccia bene al movimento calcistico o allo spettacolo sugli spalti.
Scrivevo due anni fa, su queste pagine, quanto non mi piacesse quella Champions League cosmopolita, che abbassava drasticamente il livello della classe media, andando a creare un cuscinetto di squadre materasso e accoppiamenti che portavano allo stadio pochi, pochissimi spettatori. Mi auguravo che venisse riformato il progetto Champions, obbligatoriamente a braccetto con quello Europa League, in modo che la seconda coppa euroopea fosse ben più appetibile. Il posto assicurato in CL alla vincitrice è già un piccolo passo, ma penso che se ne possano fare altri.
Ma già è stato reso noto che si andrà sempre di più incontro alle big europee che puntano alla Superlega. L'Italia dalla CL 2018/2019 recupererà la sua quarta qualificata in Champions League, mantenendo le solite tre in EL. Ma ancora non è chiaro se i preliminari verranno mantenuti divisi tra squadre campioni e non campioni oppure verranno riportati all'edizione 2006/2007, l'ultima con il vecchio regolamento. Che sembra essere quello a cui si vuole tornare.
La festa islandese durante gli Europei
Sicuramente in questi 10 anni di Champions e negli ultimi Europei francesi ci siamo appassionati alle avventure e alle vicissitudini delle piccole sorprese. Dall'Apoel di Nicosia nel 2009 all'Islanda di poco meno di un anno fa, ma il rischio forte è che rimangano casi isolati. Senza contare che gli islandesi si sarebbero qualificati a Euro 2016 anche con la formula ridotta, essendo arrivati secondi nel loro girone dietro alla Rep. Ceca e davanti ad Olanda e Turchia.

Potrebbe essere suggestivo vedere il Burkina Faso o il Congo al Mondiale, così come la Cina o l'Uzbekistan o le Isole Samoa o Panama o il Canada. Ma ne gioverebbero spettacolo, interesse o movimento? Questo è il grandissimo punto di domanda. Nelle due competizioni sopracitate spesso non è successo e viste le competizioni continentali, Coppa d'Africa difficilmente valutabile positivamente, suona strano che possa avvenire nell'immediato dei mondiali del qatarioti, dove la prima squadra materasso sarà proprio la padrona di casa, a meno di naturalizzazioni acrobatiche per rendere più competitiva la nazionale.
Chiudo con una semplice, e forse banale, provocazione: la favola Leicester è stata meravigliosa perchè naturale e non nata da una forzatura della composizione della Premier, ma ci ha appassionato proprio perchè qualcosa di estemporaneo, inaspettato, come la Danimarca nel 1992 e la Grecia nel 2004. Quando deve capitare, capiterà. Ma non è cercando di aumentare le possibili sorprese che troveremo la nuova Nazionale Leicester.
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