10 anni di Messi, la Pulce, un Gigante di un metro e sessanta

Messi dal 2003 ad oggi/Twitter
Ci sono momenti nella storia del calcio, come nella vita di tutti noi, che andrebbero registrati per farli vedere ai posteri.
Per fortuna il minuto 82 di un derby di Barcellona di dieci anni fa possiamo vederlo e rivederlo aprendo YouTube (vai al video). Quel sorriso, con annesso occhiolino, appena accennato del portoghese Deco, che gli lascia il posto, sembra lasciar intuire che il centrocampista sapesse già tutto, che quel ragazzino con il 30 sulle spalle avrebbe cambiato per sempre il modo di intendere e giocare il calcio. Che quel giocatore, ancora minorenne (17 anni e 300 giorni), con una maglia più grande di lui e con i capelli lunghi, avrebbe scritto pagine indelebili della storia del club che gli ha salvato la vita a 13 anni, che lo ha curato, accudito, cresciuto e poi lasciato esprimersi nel modo a lui più congeniale: con un pallone tra i piedi.

Lionel Andres Messi, o solo Leo, ha rivoluzionato il modo di pensare calcio, il modo di giocarlo. Ha dato la dimostrazione che, anche in un calcio moderno in cui il fisico è la cosa più importante, essere alti un metro e sessantanove può non essere un limite, ma una qualità, un punto di forza.
Poco importa che quel 16 ottobre 2004, Leo non abbia cambiato la partita, che a decidere il match sia stato proprio Deco che gli ha lasciato il posto e poco importa che abbia impiegato quasi un anno prima di segnare il suo primo gol in Liga (1 maggio 2005) , perchè poi tutto è cambiato da quel momento è partita una nuova era, una nuova fase del calcio europeo e mondiale.
Il primo tesserino di Messi nel 2001/Twitter
E' iniziato il lungo inseguimento a quello che è il migliore di sempre, quel Diego Armando Maradona, argentino come lui e soprattutto mancino come il ragazzino che senza paura entrò trotterellando in campo per gli ultimi minuti di gioco.La poesia del primo gol in blaugrana al Camp Nou con l'Albacete spiega chi è Leo, chi sarebbe diventato e i fortunati che quel giorno erano presenti, probabilmente non erano coscienti che stavano vedendo qualcosa di straordinario, qualcosa che avrebbe cambiato la storia del gioco.
Un gol che avrebbe aperto un era, l'era di Messi. Non stiamo quì a parlare di un Prima e Dopo Messi, ma di un periodo che ha visto un solo e unico re: Lionel Andres Messi.
L'assist glielo fornisce Ronaldinho, amico e nemico negli anni catalani, dal quale erediterà la 10, dopo un anno con la 30 e due con la 19. A lasciargli il posto Samuel Eto'o, lo stesso giocatore che poi gli farà posto al centro dell'attacco catalano, perchè Pep Guardiola aveva capito che l'estro della Pulga, la pulce, andava lasciato libero di scorrazzare per il campo senza incatenarlo ad un ruolo specifico.


Da quel primo maggio quel ragazzo argentino non si è più fermato. Ha infranto 25 record nazionali e internazionali, ha vinto 4 palloni d'oro consecutivi, ma soprattutto ha portato il Barcellona sul tetto d'Europa e del mondo più volte che in tutto il resto della storia catalana.
Prima di lui il Barcellona aveva trionfato solo contro la Sampdoria, con lui sono arrivati i trionfi di Parigi del 2005 contro l'Arsenal, in cui il giovane Leo non ha nemmeno visto il campo, di Roma e Wembley nel 2010 e nel 2012 sempre contro il Manchester United per due volte bucato dal genio argentino.
Il gol della finale di Roma è l'emblema di questo giocatore, la spiegazione del fatto che possa andare al di là delle leggi naturali e fisiche. Quel colpo di testa a superare Van Der Saar, il nono gol di quell'edizione di Champions, lo consacra nel gotha del calcio mondiale, lo porta a entrare dalla porta principale tra i migliori del mondo, lo porta a vincere il primo dei quattro palloni d'oro consecutivi.

Poco importa se con la nazionale non ha mai incantato o non è mai riuscito a vincere nulla di importante oltre ad un'Olimpiade. Non interessa ne chiedersi chi è meglio tra Leo e Cristiano o tra Leo e Diego.
Messi è Messi nel bene e nel male, nel Barcellona e nell'Argentina.
Leo Messi è stato un giocatore fortunato a nascere, crescere e diventare quello che è nel Barcellona a fianco a fenomeni come Ronaldinho, Henry, Deco, Eto'o, Xavi, Iniesta e tanti altri.
Ma mentre tanti altri, nella stessa squadra, si sono eclissati la stella di Messi continua a splendere in ogni campo da calcio ed è già pronta per sistemarsi dove merita nella grande costellazione del pallone.

E se anche uno come Maradona si è spinto a dire che "vedere Messi giocare è meglio che fare sesso", chapeau Leo, altri dieci di questi anni, per te e per noi amanti del calcio.

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